Storia

 

Il teatro comunale

“Forlì ebbe un teatro pubblico e lo ebbe, anzi, tra le prime città romagnole: se il teatro di Lugo risale al 1761, il Comunale di Forlì, dovuto all’architetto imolese Cosimo Morelli, fu inaugurato nel 1776, due anni prima della Scala di Milano.
Era un bellissimo, ma piccolo teatro, proporzionato alla ancora esigua popolazione. Nei primi anni dell’Ottocento, sviluppatosi il ruolo amministrativo della città, prima come capoluogo di dipartimento in epoca napoleonica, poi come sede di legazione pontificia, fu necessario ingrandirlo e ciò fu fatto, purtroppo a scapito dell’elegante aspetto originario.
Malgrado tutti gli interventi successivi, restò tuttavia sempre di dimensioni limitate –negli annuari teatrali di fine Ottocento la capienza era indicata nella cifra di soli seicento spettatori- ma svolse più che onorevolmente il suo compito.
Accanto agli spettacoli di prosa accolse quasi tutta la produzione melodrammatica più diffusa, sovente ospitando interventi di valore, tra i più celebri disponibili sul mercato italiano.
Comparvero sulla scena, tra gli innumerevoli altri cantanti, i celebri concittadini Siboni e Masini in spettacoli memorabili, i cui straordinari esiti artistici restarono a lungo nella memoria dei forlivesi, almeno fino a quando l’attività del teatro cittadino e la passione per l’opera appartennero alla cultura collettiva.
…Fino al 1944, anno della distruzione del Comunale.”

(da L’opera del Novecento al Teatro Comunale di Forlì di Fernando Battaglia)

 

Il teatro della transizione

“Il 19 dicembre 1971 nel Teatro Romagna di via Episcopio Vecchio, all’epoca quotidianamente affollato di assemblee studentesche, fu rappresentato Charles del divino amore di F. Molè alla presenza di 150 spettatori; prezzo del biglietto 1.000 lire (500 i ridotti). Lo spettacolo era costato al Comune 250.000 lire. A quasi trent’anni di distanza, con l’inaugurazione del Teatro Diego Fabbri, è stato coronato il percorso intrapreso dal Comune di Forlì a partire da quello spettacolo. La volontà di offrire ai forlivesi la programmazione di stagioni teatrali complete, sopperendo alla mancanza di un teatro ad esse deputato dopo la dolorosa distruzione del Teatro Comunale sul finire della Seconda Guerra Mondiale, ci costrinse, dalla stagione 1971/72 per oltre un decennio, a trovare ospitalità presso sale private quali appunto il Teatro Romagna, l’Esperia, l’Apollo.
Le Stagioni di Prosa prevedevano 7, 8 spettacoli con un’unica rappresentazione e venivano integrate con calendari concertistici i cui appuntamenti avevano svolgimento all’Apollo o in altre sale, come la Sala Gaddi.
Gli sforzi compiuti per assicurare alle programmazioni opere di buon livello, ponendo accanto a spettacoli di produzione recente e di richiamo altri più impegnativi (ricordo che La bugiarda di Diego Fabbri andò in scena, alla presenza dell’autore, nel ’79), con attenzione all’educazione e non solo all’intrattenimento del pubblico, furono apprezzati e portarono in quegli anni le presenze ad una crescita regolare e costante. Dalle 1500 della stagione 1971/72 al raddoppio del 1974, dalle 5.400 del 1975/76 alle quasi 10.000 della stagione 1982/83. Cifre ragguardevoli che danno la misura di quanto l’impegno e l’entusiasmo potessero far fronte alla scarsità di risorse. Nel 1984 avvenne il primo grande salto: il Comune acquisì la sala del Cinema Teatro Astra, nel centrale Corso Armando Diaz, e con opportuni adattamenti ne trasformò la funzionalità. I risultati furono subito visibili: la possibilità di accogliere stabilmente compagnie e spettacoli in un vero teatro elevò la qualità della proposta e la risposta del pubblico crebbe in modo esponenziale. Fin dalla stagione 1984/85 si inaugurarono due turni di prosa (oltre 1.000 abbonati con 16.000 presenze destinate a divenire 24.000 nel giro di tre anni) ai quali vennero affiancate stagioni di balletto e di operetta e un’intensa programmazione di appuntamenti musicali. I turni divennero tre nel 1987, ma già nel 1989 fu necessario crearne un quarto per rispondere in modo adeguato alla pressione delle richieste. Dal 1988 il Teatro Astra organizzava, accanto alla Stagione di Prosa e alle stagioni di Balletto, di Opera e di Operetta (per le quali le presenze oscillavano intorno alle 2.000 per tre-quattro appuntamenti) anche una Stagione concertistica. Il numero degli abbonati raddoppiò in breve tempo fino a raggiungere progressivamente i 2217 abbonamenti del 1995. Furono avviate in questo periodo anche iniziative di sensibilizzazione dei giovani al linguaggio e al mondo del teatro, prima fra tutte quel Club Giovani (che raggiunge oggi le 3000 iscrizioni) che consente tuttora a molti “under 25” di accedere agli spettacoli a prezzo agevolato. Con la stagione 1995/1996, per la quale il Teatro si classificò al 13° posto per presenze ed incassi nella statistica nazionale del Giornale dello Spettacolo, si chiuse il capitolo del Teatro Astra al teatro Astra. La struttura necessitava di un radicale adeguamento alle nuove esigenze di pubblico e sceniche. Tuttavia giudicammo improponibile, per una città che stava evidenziando in modo così entusiasta il proprio interesse e la propria partecipazione, la sospensione delle attività teatrali per un intervallo di tempo certamente lungo e per il quale difficilmente, nonostante ogni pianificazione progettuale, si sarebbe potuta prevedere la conclusione. Il Teatro Astra, con notevole sforzo per non abbassare la soglia qualitativa e per non inibire la partecipazione del pubblico, si trasferì presso il Teatro Testori, un teatro privato che garantiva, a fronte di un minor numero di posti e di un complesso di infrastrutture ridotto, una buona ricettività. Le repliche degli spettacoli furono portate a sei e si contenne così il calo “fisiologico” delle presenze e degli abbonamenti, che passarono rispettivamente alle 13.000 e ai 1.400 di media.
Tutto ha contribuito a mantenere vivo fino ad oggi l’interesse del pubblico forlivese, che in modo così tangibile era cresciuto nel corso dei primi trent’anni di lavoro.”

(da “Le stagioni del teatro” di Franco Fabbri)

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