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VENERDÌ 17 MARZO ORE 21
SPETTACOLO FUORI ABBONAMENTO

TEATRO DELLE ALBE

Il volo
La ballata dei picchettini

di Luigi Dadina, Laura Gambi e Tahar Lamri

con Tahar Lamri e Luigi Dadina (narrazione), Francesco Giampaoli e Diego Pasini (basso e percussioni), Lanfranco Moder Vicari (rap)
musiche di Francesco Giampaoli
testi rap di Lanfranco Moder Vicari
scene e costumi di Pietro Fenati e Elvira Mascanzoni
regia di Luigi Dadina
spettacolo realizzato in collaborazione con CGIL, UIL
in occasione dell’anniversario dell’eccidio della Mecnavi

È sulle navi che bisogna cercarli, i picchettini. Sulle navi in porto. E bisogna sapere dove cercarli, perché non sono in vista. Il loro lavoro non ha nulla a che fare con l’aria aperta e il salmastro, l’azzurro e lo iodio. Ha a che fare, piuttosto, con il sottosuolo, la claustrofobia, la miniera. Picchettino è una parola che si trova su pochi vocabolari; secondo l’INAIL si tratta della qualifica professionale classificata con il numero 709. Così inizia il libro di Rudi Ghedini, dedicato alla tragedia della Mecnavi. Era il venerdì 13 marzo 1987, l’evento fu scatenato da un incendio nella stiva n.2, le esalazioni della combustione causarono la morte per asfissia di 13 operai. L’imbarcazione, appartenente al compartimento marittimo di Trieste, era una nave cisterna di fabbricazione norvegese adibita al trasporto di gas GPL. Da alcuni giorni era stata tirata in secco in un bacino di carenaggio del porto di Ravenna. Gli eventi agghiaccianti dell’Elisabetta Montanari si condensano nello spazio dei doppifondi della nave, dove i picchettini lavorano usando palette, spazzole e raschietti, stracci. Nel soprastante cantiere, un carpentiere usa la fiamma ossidrica. Per fare in fretta, nessuno di loro è stato informato delle operazioni che avvengono in contemporanea. Tra i morti un cassintegrato, tre giovani al primo giorno di lavoro, un uomo al suo ultimo giorno di lavoro.
Tahar Lamri e Luigi Dadina, nati rispettivamente il 24 e 25 dicembre del 1958, il primo ad Algeri, il secondo a Ravenna, hanno deciso di tenere, assieme a tre musicisti, una “Conferenza sul Marzo” per raccontare di fabbrica, porti, lavoro, incidenti, cormorani, nebbia, semafori, morti che continuano a parlarci.
Un Conferenza in musica, musiche, rumori. Il canto rap ha un ruolo centrale nella tessitura drammaturgica, arrivando inaspettatamente a divenire anche canto funebre. Le sonorità partono dal blues, i due bassi producono musiche dense, bituminose. Un breve canto Gnawa aggiunge una dimensione rituale, accompagnandoci dove la musica diviene anche cura della memoria.

revendite presso la biglietteria del Teatro Diego Fabbri

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